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Come è nato il museo "Pietro Parigi"

Da un'intervista a padre Massimiliano G. Rosito realizzata nel 1990, pochi mesi prima della morte di Pietro Parigi :

Padre Rosito, come è nata l'idea del museo?

E' nata dal sentimento di gratitudine per un artista di cui avevo gradatamente scoperto la grandezza. Man mano poi che veniva fuori il materiale venivo a conoscere cose bellissime che aveva fatto in passato e che lui stesso aveva dimenticato e lo sorprendevano; al punto che a volte diceva: "ma queste cose le ho fatte io?" Una scoperta anche per lui. Ecco, questo museo è nato da una scoperta continua e meravigliosa.

Il materiale raccolto nel museo come è stato trovato?

I libri, le riviste, quasi sempre sul mercato librario, e questo fra l'altro ha fatto alzare i prezzi perché se prima certi libri o certi giornali venivano trascurati, quando si è visto l'accanimento con cui li cercavo, chi li aveva ha cominciato a guardarli con altro occhio. Però non posso dire che qualcuno se ne sia approfittato. Anzi, ci sono stati alcuni amici che mi hanno aiutato con donazioni, segnalazioni, ricerche, come Viola Papini, Margherita Lisi, Viana Greco, Piero Comparini, Anna Meucci, Dilvo Lotti, Romano Andorlini, la direttrice della Biblioteca Marucelliana.
I legni provengono in parte da «Città di Vita» e dallo Studio Teologico di Santa Croce. Una trentina sono stati recuperati presso la Vallecchi, che però era già stata venduta, molti legni erano stati dispersi e ci sono voluti anni di ricerche per ritrovarli. Un altro gruppo di legni, del periodo fra il '37 e il '40, mi è venuto dai frati della Verna, alcuni altri dalla Pro Civitate Christiana di Assisi. Così Con questo museo è stato possibile anche salvare un momento importante della cultura italiana. Si è creato un documento storico di un'epoca e ora è tutto a disposizione degli studiosi. Si sono recuperati volumi di editori che hanno rappresentato qualcosa nella cultura italiana fra le due guerre, non solo nella cultura fiorentina, perché Formiggini, la Morcelliana, l'Eroica, non erano case editrici fiorentine.
Inoltre c'è l'intera collezione de «Il Frontespizio», e lettere, e documenti di episodi culturali importanti. E poi anche certi movimenti, come quello legato alla Messa del povero, di La Pira, dove venivano distribuiti foglietti con interventi di artisti di notevole valore, fra cui Parigi, che altrimenti sarebbero stati dispersi. Così anche l'attività dello Studio Teologico di Santa Croce che a quei tempi era l'unica attività ecclesiastica fiorentina con una certa risonanza nel mondo della cultura: si pensi alle pubblicazioni per i centenarì di Dante, di Giotto, del Brunelleschi, del Ghiberti.

Come è stato accolto il museo dagli intellettuali fiorentini?

Con entusiasmo. C'è stato un movimento di consensi superiore ad ogni aspettativa, in tutti gli ambienti, anche in quelli laici o che si sarebbero potuti supporre più lontani da quello in cui noi operiamo. E non soltanto a Firenze. Su moltissimi giornali e periodici italiani si è scritto con grande favore su questa iniziativa.
La figura di Pietro Parigi e la sua fama, hanno ripreso quota e anche i suoi familíari sono stati contenti. «L'Osservatore romano» ha dedicato due intere terze pagine all'arte di Pietro, e una gliel'ha dedicata «La Nazione». La Rai in un anno ha mandato in onda tre volte un servizio di mezz'ora.

Ci sono molti visitatori? Quali sono le reazioni del pubblico?

Un grandissimo numero di visitatori, e tutti i giorni, soprattutto giovani e stranieri. Questi ultimi s'interessano soprattutto all'arte di Pietro, mentre i giovani sono attratti particolarmente dall'aspetto storico, dal fatto che vedono esposti libri e riviste celebri, come «Solaria», «La Voce», «Il Leonardo», «Lacerba», «Il Frontespizio», di cui avevano sentito parlare a scuola dai loro insegnanti.


© 1997- Città di Vita Edizioni