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La costruzione della Basilica di Santa Croce

Povertà solenne
e armoniose linee d'arte

Non meno forse dei grandi Personaggi della storia, anche i monumenti e i grandi manufatti del genio umano meritano un giusto ricordo e celebrazioni nelle loro ricorrenze giubilari, specie quando essi sfidano i secoli in incessante universale ammirazione.
Così, tra gli altri singolari monumenti, chiese e palazzi della Città del Fiore, è il caso quest'anno della Basilica francescana di Santa Croce, il gigante tra le maggiori chiese minoritiche-conventuali, sorte quasi d'incanto a cavallo dei secoli XIII-XIV nelle principali città d'Italia e di Europa alla fresca aura ispiratrice proveniente da Assisi,accolta a gara dagli artisti d'ogni settore nella rifiorente primavera delle arti, innanzitutto italiche.

Iniziata "con grande festa e solennitade"

In realtà, è dai primi di maggio dell'anno appena trascorso che il compatto e valoroso manipolo della comunità religiosa dei Frati Minori Conventuali, custodi e amministratori spirituali, culturali e artistici di quell'aula grandiosa e armoniosa della Basilica fiorentina, ha programmato e viene celebrando con conferenze, concerti e richiami vari, "more hodierno", il VII Centenario per l'appunto di quella fondazione. Infatti, ciò che non capita spesso, vi si può leggere ancor oggi (meglio con un... binocolo) la storica lapide inaugurale, in alto all'innesto della navata destra coi transetto: "+ MCCLXXXXV. V.non. maii fuit. fundata ista ecclesia - ad honorem Sancte Crucis et B. Francisci". Un latino chiaro anche per i più deboli studenti odierni: fondazione, con la posa della prima pietra "nonis maii" = il 3 maggio 1295, allora e fino a pochi anni addietro giorno della festa liturgica della cosiddetta Invenzione della Santa Croce.
Come in altri casi, per norma, la chiesa fu dedicata al titolo della precedente "in loco" - e vi era già in essa dal 1258, dono del santo re di Francia Ludovico IX, una insigne reliquia della S. Croce -, ma fu intestata in aggiunta anche al nuovo invadente Titolare della maggior parte delle fondazioni minoritiche, il grande ispiratore e Santo di Assisi. (Ed è molto che questi non abbia spiantato a Firenze, come avveniva per lo più altrove, il titolo primitivo; anzi è successo oggi proprio il contrario: che non sappiamo quanti Fiorentini sappiano oggi della esistenza di quel "2° Titolare" della storica basilica: S. Francesco d'Assisi).

Le ragioni della nuova grande fabbrica

Ebbene, alla festosa cerimonia inaugurale - scrisse il cronista-banchiere e priore fiorentino Giovanni Villani (1280-1348), riportando la data al 1294 - fu presente, come si conveniva, l'intera cittadinanza con le autorità religiose e civili e con altri illustri notabili: "alla consegrazione della prima pietra che si mise ne' fondamenti, vi furono molti Vescovi e prelati e chierici e religiosi e la Podestà e 'l Capitano e' Priori, e tutta la buona gente di Firenze, uomini e donne con grande festa e solennitade".
E vi erano buone ragioni per la festa, e per la grandezza della fabbrica. Poiché, al seguito dei frati, era stata tutta la città, magistrati e popolo, a desiderare l'ingrandimento o meglio l'intera ricostruzione. Il popolo, soprattutto, che già da circa il 1220 con la presenza dei Minoriti frequentava assiduamente la primitiva chiesa-cappella di "S. Croce"; la quale, pur ampliata dopo un trentennio (1250-52) nella già notevole dimensione di circa metri 50x15 (riscoperta sotto l'attuale basilica dopo l'alluvione del 1966), era ormai anch'essa insufficiente alla pietà dei fedeli, innanzitutto quelli più numerosi e proletari "in loco" ossia di quella vasta area depressa e paludosa al Sud-Est della città, fuori mura, presso il corso dell'Arno spesso debordante e alluvionante come si ricordava in quegli anni più recenti tra il 1285-89.
La nuova costruzione che, sopraelevata alquanto sulla quota precedente, doveva servire a risanare in parte e a nobilitare la zona, era garantita da una "provvisione" stanziata dal Comune fin dall'8 aprile 1295 (così nel documento) con "200 fiorini piccoli" ogni mese: "pro hediffitio et opere Ecclesie initiando et faciendo", l'opera sostenuta più tardi anche da una imposta speciale, a carico del buon popolo. Ad Arnolfo di Cambio (+1302), già garante di altri grandi progetti fiorentini tra cui il duomo di S. Maria del Fiore, fu richiesto anche il disegno di Santa Croce guidato, come sempre nella committenza, dai suggerimenti anche teologici e dalle norme "costituzionali" dei frati. Le norme furono osservate, sì, anche in questo caso, nonostante l'inconsueta dimensione. Indi la lunga e impegnativa costruzione fu eseguita, alla grande, in due tempi comprendenti un esatto venticinquennio dal 1295, o poco dopo,quando l'intera chiesa venne aperta al pubblico. Fu costruita prima, tra il 1295-1302, la parte terminale comprendente il Transetto e l'Abside plurima con le sue Cappelle (complessivamente metri lineari 73x24 circa), e ciò, come ricordo lo stesso Villani e come avveniva per lo più in altri casi, per consentire l'ufficiatura liturgica e pastorale nella vecchia chiesa antistante. Poi tra il 1302-1320 con qualche difficoltà e interruzione, fu innalzata la grande Aula basilicale con le sue tre navate fino all'incompiuta Facciata (altri m. 91x30 x ca.38 e 37 di altezza), raggiungendosi il totale dimensionale di m. 115x38 per 37, in cifre tonde.
Era la più grande e imponente delle chiese tipiche francescane conventuali che si allineava ora al primo posto tra le 4-5 consorelle maggiori, costruite o iniziate poco prima, quali furono, tutte a tre navate e in stile gotico in città predominanti, la Basilica del Santo a Padova (anni 1235-97, metri 110x32, in stile misto), il "San Francesco Grande" di Milano (1256-72, m. 115x28), la S. Maddalena del "Grand couvent des Cordeliers" di Parigi (1235-62, m. 107x30), il San Francesco di Londra (1270-1320, m. 106x32: la più grande degli Ordini mendicanti in Inghilterra).


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